giovedì 5 luglio 2012

Lo spazio tra loro...

"... Risalgono le lastre di roccia per un paio di metri, ci si appiattiscono contro, assorbono il calore con tutta la superficie della pelle, dalla fronte alle guance al collo alle spalle al torso alla pancia alle gambe ai dorsi alle piante dei piedi. La pietra porosa sfrigola leggermente sotto di loro, assorbe l'acqua che hanno addosso, la fa evaporare. Si guardano molto da vicino con un solo occhio, sospesi in un sorriso che non finisce.
Poi lui va verso di lei proprio mentre lei si muove verso di lui: si baciano con un'intensità che cresce rapidamente fino a farli brancolare, tremanti, avidi, senza controllo.
Lui le bacia le labbra e gli occhi e il naso e gli zigomi e le labbra di nuovo, il collo, le spalle, i capezzoli, scende a baciarle l'ombelico, si abbassa ancora a baciarle il monte di Venere.
Lei allarga di poco le gambe e va all'indietro, respira più forte.
Lui segue le curve e i contorni interni delle sue cosce con la lingua, a tratti lento e a tratti più veloce, perso in sensazioni molto focalizzate e subito dopo prive di contorni, intenzioni che si allargano e si restringono, tra asciutto e bagnato, dolce e salato.
Solidi tutti e due, perfetti e imperfetti quanto potrebbero mai esserlo due esseri terrestri, i piedi puntati contro la roccia che scotta, le dita allargate, i polpacci che forzano, tutti gli altri muscoli del corpo in tensione.
L'acqua del piccolo fiume scorre più sotto, i loro liquidi interni vanno in circolo; a un certo punto lui ha la sensazione di non essere più minimamente in grado di distinguere tra il suo desiderio e quello di lei, tra attesa e ricerca, tra pressione e flessione, tra pensieri e gesti.
E' la più sorprendente delle convergenze, opposti che si attraggono e arrivano quasi al punto di fondersi e miracolosamente mantengono la loro natura di opposti. Positivo-negativo, maschile-femminile; ogni minimo movimento accresce la tensione e la diffonde, come in una ricerca che risale alle origini più lontane del loro essere qui, del loro essere.
Potrebbero continuare così per ore, senza perdere la voglia, senza perdere i motivi.
Invece lei gli prende la testa tra le mani e se lo tira contro per i capelli sempre più forte, si inarca all'indietro, respira in modo così profondo da risucchiare il respiro di lui.
Lui va avanti e smette e guarda in su, ed è totalmente estasiato dall'espressione di lei e dal colore che le sale alle guance, dalle sue pupille dilatate che producono in risposta una diramazione di segnali che gli invadono il nucleo invisibile e oscillante di ogni ragione e sensazione..."

tratto da "Leielui" di Andrea De Carlo

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