martedì 30 ottobre 2018

Torna la Biblionotte di Halloween



Dopo il successo della prima edizione, l'anno scorso, torna la Biblionotte di Halloween: mercoledì 31 ottobre a partire dalle 20.45 nella biblioteca civica «Bruno Emmert»di Arco (TN) un laboratorio creativo, letture animate, l'esplorazione delle sale della biblioteca, e a mezzanotte il brindisi con una calda tazza di tisana, prima di infilarsi nel sacco a pelo.

Alle 7 del mattino tutti in piedi per la colazione, e alle 8.30 l'arrivo dei genitori. 

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La partecipazione è gratuita su prenotazione (telefono 0464 516115). La proposta è rivolta a bambini di età compresa tra i 7 e i 9 anni (dalla seconda alla quarta elementare). Sono richiesti: sacco a pelo, pigiama e ciabatte, tazza e cucchiaino per le bevande (tisana e colazione) e, se gradito, il peluche preferito. Facoltativa la torcia elettrica.

giovedì 18 ottobre 2018

La sostenibilità alimentare raccontata da giornalisti, fotografi, videoreporter, storyteller: ecco i finalisti del Premio Barilla & Thomson Reuters

La Thomson Reuters Foundation e il Barilla Center for Food and Nutrition hanno annunciato i finalisti del Media Sustainability Food Award 2018, un premio che mira a valorizzare il lavoro svolto da parte di giornalisti professionisti e talenti emergenti provenienti da tutto il mondo sul tema delle sfide del sistema alimentare globale.

Una giuria di esperti - composta da professionisti di spicco nel campo del giornalismo, della fotografia, delle politiche alimentari, della sostenibilità agricola e della ricerca - ha selezionato un totale di 12 finalisti nelle 4 categorie di premi; giornalismo e multimedia, sia pubblicati che inediti, basati su una serie di criteri tra cui la sostanza, l'originalità e la creatività. 

I vincitori saranno annunciati in occasione del 9 ° “Forum internazionale su Alimenti e Nutrizione” del Barilla Center for Food and Nutrition il 27 novembre prossimo.

Per visualizzare i lavori dei finalisti, clicca qui

martedì 2 ottobre 2018

"La ragazza con la Leica" delude le aspettative degli appassionati di fotografia

Di farcelo piacere, ci abbiamo provato. Attirati forse più dal titolo, dall'immagine di copertina, dalla trama, e soprattutto dai protagonisti, da “quei” protagonisti in particolare, dalle loro vicende, personali e storiche, che il trascorrere del tempo li ha poi resi delle leggende. Amate, criticate, studiate, invidiate, analizzate sotto ogni profilo, fino alla paranoia - ma pur sempre leggende.

Ci abbiamo provato sì, a farcelo piacere - carichi anche di quelle aspettative che nascono spontanee quando un libro viene eletto vincitore di uno dei maggiori premi letterari italiani, o quando, da dietro le quinte, fa capolino l'ufficiale benedizione dell'agenzia Magnum.

Dicevamo, ci abbiamo provato ma - ahimè - senza successo. Anzi. Molti di noi, appassionati di fotografia, “La ragazza della Leica”, ovvero il romanzo biografo sulla figura di Gerta Pohorylle, alias Gerda Taro, uscito dalla penna di Helena Janeczek, primo classificato all'edizione 2018 dello “Strega”, l'hanno abbandonato sul comodino. O, nel migliore dei casi, letto sì fino in fondo, ma con gran poco entusiasmo, combattuti tra il desiderio di approfondire la conoscenza di un personaggio così affascinante come quello della compagna di Robert Capa, troppo spesso offuscato dall'immagine di colui che lei stessa “creò”, e la noia indotta da un romanzo difficile da leggere, e quindi da apprezzare.

La scrittura ci è risultata il più delle volte ostica, non solo per via del linguaggio usato dall'autrice ma anche per l'idea di far raccontare la vita di Gerda Taro dal punto di vista di tre differenti personaggi. Quel che è ne emerso, tra le pagine, è stata - prepotente - la figura di una donna coraggiosa, ribelle, sensuale, libera, vitale e spensierata, adorata senza riserve dalle voci narranti, e forse proprio per questo anche fin troppo idealizzata e stereotipata, almeno nell'immaginario collettivo, quando invece gran poco ancora una volta è stato riportato sulla sua reale personalità, sia nella vita privata che nel lavoro.

Di ciò che la Janeczek alla fine racconta di Gerda Taro dunque, è secondo noi non tanto un ritratto veritiero su questa emblematica figura, così significativa per la fotografia e il giornalismo del secolo scorso, morta in un incidente stupido e crudele in una guerra che, con le sue immagini, lei per prima avrebbe voluto vincere per tutti gli amici e compagni (che è forse ciò che ci saremmo aspettati, considerato che il romanzo, per definizione un lavoro di immaginazione, è innanzitutto frutto di una corposa indagine storica), quanto semmai il santino rivoluzionario di un'eroina antifascista caduta, sul campo, a soli 27 anni. Insomma, senza nulla togliere all'opera di ricerca di Helena Janeczek, viste le premesse ci saremmo aspettati qualcosa di meglio, qualcosa di più fruibile.

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