sabato 15 settembre 2012

Il silenzio di Cage parla nello spartito

Tre anniversari coglie questo tempestivo volume intitolato "Il silenzio non esiste": vent'anni dalla morte, sessanta dalla prima esecuzione, cento dalla nascita. Kyle Gann, compositore, musicologo, penna felice del Village Voice, ha scritto un bellissimo libro su 4'33", il celebre pezzo "silenzioso" di John Cage, uno dei brani più noti del XX secolo, eseguito per la prima volta il 29 agosto 1952 in una sala da concerto all'aperto vicino a New York.

L'edizione americana, presso Yale University Press (riprodotta in seconda di copertina, come usa l'editore italiano Isbn), ha scelto di pubblicare in copertina lo spartito del pezzo: nessuna nota sui righi musicali, solo un'annotazione in alto a mano, sulla sinistra del foglio; il nome dell'autore e il titolo sono scritti negli spazi bianchi tra i righi, in rosso titolo, blu sottotitolo, nero l'autore.

Si tratta di uno spartito successivo, perché l'originale è andato perso, dopo che Cage, in continue ristrettezze economiche, se l'era venduto.
La grafica di Isbn creata da Alice Berniero, ha tradotto in copertina la medesima intenzione, tracciando a mano i righi dello spartito alternando il colore rosso-arancio al blu e tracciando le chiavi sul lato. Così il titolo e il nome dell'autore sono resi in un corpo sottilissimo, mentre le cifre dell'Isbn, con il codice a barre, sono in alto, vicino al nome. Sulla terza di copertina due immagini di un concerto di Cage con il suo piano preparato.

La copertina possiede qualcosa di aereo e leggero, di femminile, interpretando così un lato in ombra nella stessa opera di Cage, e in particolare in 4'33", che poi sono i minuti e i secondi in cui dura l'esecuzione. Quel 1952, David Tudor, seduto al pianoforte, chiude il coperchio della tastiera e guarda il cronometro; per due volte alza e riabbassa il coperchio, cercando di non fare rumore, gira le pagine dello spartito; poi, trascorso il tempo fissato, si alza e riceve l'applauso del pubblico. Cage dice di aver perso da quel giorno molti amici; in tanti non l'hanno più perdonato per quel pezzo (ci ha presi in giro?).

Il libro di Gann, ottimamente reso da Alice Bernero, ci racconta com'è nato e quali influenze ha avuto 4'33"; c'è anche una piccola biografia di Cage: un vero mito del contemporaneo. Com'è vero che essere contemporanei non significa essere attuali. Il libro lo spiega. I veri contemporanei - e Cage lo dimostra - sono sempre degli incompresi.

fonte: Marco Belpoliti - Tuttolibri de La Stampa di oggi, sabato 15 settembre 2012

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