martedì 22 gennaio 2013

Alla riscoperta delle vecchie librerie di New York

New York riscopre le librerie. Bar, hotel, ristoranti e negozi dove la letteratura è protagonista indiscussa tornano alla ribalta, insieme a quei bugigattoli dove si vendono pubblicazioni introvabili, vecchie magari solo di vent’anni, ma uscite di produzione, insieme a prime edizioni e volumi rari.

Il tour comincia al Jimmy’s Corner di Manhattan, locale storico dei giornalisti della rivista dei libri del New York Times e meta di scrittori del calibro di Cormac McCarthy, e al Café Loup, nel West Village, dove si davano appuntamento Paul Auster e Susan Sontag, passando per il Library Hotel, vicino alla biblioteca pubblica, che offre stanze a tema con una collezione di volumi sull’argomento a disposizione degli ospiti. Tra i librai, il primo indirizzo è Barman Rare Books a Midtown: vanta la prima edizione del Paradiso perduto di John Milton. E poi c’è anche 192 Books a Chelsea: offre una scelta molto accurata di volumi, proprio di fronte a Printed Matter, specializzato in libri d’arte dallo spirito punk e underground.

La lista è lunga e non è nulla di polveroso: a frequentarli, notte inclusa, sono giovani e non, di un movimento spontaneo, fatto da chi vuole toccare le parole e maneggiare i pensieri, per non affidarli unicamente all’immateriale digitale. E al suo inevitabile carico ansiogeno, dovuto all’invecchiamento istantaneo dei suoi strumenti: pare che l’ansia da obsolescenza sia il segno distintivo del nuovo millennio. Allora i vecchi libri risultano immortali e rassicuranti. Così ne parla lo scrittore Robin Sloan in "Mr Penumbra’s 24 hours Bookstore", appena uscito negli Stati Uniti (Farrar, Strass & Giroux, 304 pagine, 25 dollari): una lettera d’amore ai libri, una riflessione sulla tecnologia, un thriller e un requiem insieme. Ovvero, un’istantanea sull’oggi, analogicamente digitale.

fonte: Panorama.it

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