lunedì 24 marzo 2014

"Donna... sensualità senza tempo", le fotografie di Sonia Calzà in mostra

Il progetto fotografico "Donna... sensualità senza tempo" di Sonia Calzà esposto presso il Palazzo Panni di Arco (TN), nato per gioco o, forse, per una semplice casualità delle cose, cela al proprio interno un’idea importante, legata ad un costante retro pensiero che accompagna l’esperienza esistenziale di ciascuno di noi: il tempo che scorre e il modo in cui esso leviga, riplasmandoli, i corpi femminili. Un rapporto, quello con il trascorre del tempo, che non è legato solamente ad una trasformazione fisica della propria corporeità, ma anche al modo in cui esso si riflette nella percezione del sé, sotto il profilo psicologico e sociale. Sonia Calzà, con la creativa complicità della sua “modella”, vive da tempo, con impegno ed ottimi risultati espressivi, la passione per la fotografia e, rapita da una folgorazione creativa, si è ritrovata a riprendere, prima per divertimento, e poi molto seriamente, una dimensione femminile intrigante e spiazzante.  

Sono state prodotte riprese spontanee, la cui realizzazione si è accompagnata, quasi interattivamente, con una forte concettualizzazione sul risultato ed i suoi possibili significati. Ne è nato un racconto intenso e partecipato, tutt’altro che banale, sia sotto il profilo stilistico, sia nella chiave di lettura che le immagini, tutte calligraficamente a colori, riescono ad offrire. Il tema, pur prestandosi a molteplici piani di lettura, indaga un’ipotesi semplice, figlia di una riflessione. Quella di capire se il lavorio degli anni è capace di lasciare, comunque sia, spazio per una piccola e divertente provocazione: quella di poter essere piacenti oltre l’illusorietà del “bello” a tutti i costi. Per paradosso, ed estremizzando il ragionamento, ricordo un lavoro che è rimasto indelebilmente impresso nella mia memoria visiva: quello di Nathalie Luyer, pubblicato sulla rivista d’arte fotografica francese “Vis a Vis international” ancora alla fine degli anni ’80. Quello studio, basato su riprese b/w in puro stile fine-art, restituiva la nuda deformità di un corpo femminile sul quale il tempo, e la decadenza di una devastante obesità, avevano reso drammaticamente spoglie le illusioni (maschili, ma non solo) di un’identità femminile troppo spesso legata allo stereotipo di una donna sempre piacente, sensuale, perfetta, spesso “one-way” e “… attaccapanni delle vanaglorie maschili …”, come ha scritto, in una celebre poesia, Dacia Maraini riferendosi alle donne impellicciate… Le fotografia di Sonia non si spingono a questo estremo, sia perché il soggetto rimane ritratto, con grande garbo e stile entro una fotografia che abbozza al “glamour”, sia perché la modella non è certamente confrontabile con “l’orrifica visione” della protagonista femminile delle – comunque geniali – immagini di Nathalie Luyer.

Come si diceva, fotografa e modella, basandosi su una specifica linearità di intenti, hanno fatto emergere dal telaio narrativo delle loro immagini, il significato che possiamo attribuire al valore del “tempo”, e di quello biologico in particolare. Un tempo che inesorabilmente trascorre e plasma la nostra corporeità e con essa la nostra percezione del sé e quella, tutta sociale, di come siamo considerati da coloro che con noi si relazionano e che osservano le nostre “mutazioni” fisiche ed estetiche. Le immagini di questa autrice, al pari di un taumaturgico talismano, sembrano volersi contrapporre a questa fondante evidenza esistenziale: è possibile fermare il tempo e lasciare che il nostro sguardo indugi, attraverso le relazioni chiaroscurali e grazie a ciò che si vede e ciò che si immagina sul corpo della modella, sull’idea di un’identità femminile scevra da gratuiti o scontati preconcetti. Questa delicata magia accade, non tanto, o non solo, per la prevedibile suadenza delle allusioni che gli scatti evocano sulla sensualità femminile, quanto piuttosto per una sottile ed eterea “atmosfera”, intima ed equilibrata, che avvolge, come un morbido drappeggio, tutto il set di immagini. L’intrigo è cosi svelato: le protagoniste, fotografa e modella, si rincorrono in un incessante gioco di specchi dentro i quali, ciascuna delle due, offrendosi a chi ritrae, o ritraendo chi si offre, ritrova un segnale forte della propria identità femminile e dei correlati valori esistenziali sul tema delle donne. Una riflessione acuta, attraverso una ricerca non facile da gestire e ancora più da proporre, che contempera quanto sia ancora ampio lo spettro di soluzioni che la fotografia è in grado di offrire ai temi della nostra contemporaneità sotto il profilo psicologico e sociale.

recensione a cura di Luca Chistè

(la mostra è visitabile fino al 30 marzo, dalle 10 alle 18)

mercoledì 12 marzo 2014

Dalla tragedia, un premio letterario dedicato al nome e al ricordo di Alfredino

A 32 anni dalla morte del piccolo Alfredo Rampi, che tutti ricordano come Alfredino, un concorso letterario per opere inedite porterà il suo nome. La tragedia del bambino in fondo al pozzo è entrata nella storia collettiva per avere, per la prima volta, tenuto il pubblico televisivo incollato alle dirette per seguire i soccorsi all'opera per il suo salvataggio, poi fallito.

Ora l'idea dei promotori del premio è mettere al centro "il valore e la tutela della vita umana" utilizzando la narrativa. La selezione è aperta ad opere che si rivolgono o si ritengono adatte alle letture di bambini o ragazzi. Il campo è quindi vasto e può essere affrontato in molti modi: storie di infanzia ed adolescenza, avventure (reali o di fantasia), romanzi di formazione, ambientati in qualsiasi epoca ed in qualsiasi paese.

Il Centro dedicato ad Alfredino si occupa da anni di tutela e salute dell'infanzia, della protezione civile, della legalità, della salvaguardia ambientale, e l'idea è tradurre questi temi in forma letteraria. Il premio è bandito dal Centro Alfredo Rampi, nato per volontà di Franca Rampi, dopo l'invito dell'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Sarà - è l'intento dei promotori - "un evento culturale che possa toccare gli animi e la sensibilità di molti": dalla morte di Alfredino, infatti, "sono nati anche inaspettati cambiamenti socio-culturali, dei quali siamo testimoni, e crediamo importante promuovere un movimento ideale che agevoli l'elaborazione collettiva del trauma che colpì l'intero Paese"...

fonte & leggi altro su Ansa

venerdì 7 marzo 2014

Medaglia d'argento del Consiglio regionale toscano a Marco Malvaldi

Medaglia d'argento del Consiglio regionale della Toscana allo scrittore pisano Marco Malvaldi e omaggio in musica, immagini e parole all'attore Carlo Monni. Venerdì 7 marzo, alle ore 11, a Firenze, nella Sala Gonfalone di palazzo Panciatichi (via Cavour, 4), viene consegnato il massimo riconoscimento dell'assemblea legislativa allo scrittore che, con i suoi romanzi ambientati sul litorale tra Pisa e Livorno, ha conquistato lettori in Italia e all'estero.

La medaglia a Marco Malvaldi sarà conferita per il grande prestigio che lo scrittore pisano sta portando alla Toscana. I suoi libri, ultimo in ordine di tempo ''Argento vivo'' (edizioni Sellerio), sono in testa alle classifiche e da poco ne è stata tratta una serie tv trasmessa da Sky. Negli ultimi quattro anni ha pubblicato quattro libri con Sellerio, scalato le classifiche di vendita (oltre 400 mila copie finora), è stato finalista al Bancarella due anni fa e vincitore del Premio Elba quest'anno.

Per l'occasione, in ricordo di Carlo Monni, l'attore di Campi Bisenzio scomparso lo scorso 19 maggio, il Consiglio regionale ospita Pupi e Fresedde, la Compagnia del Teatro di Rifredi, ultima residenza artistica di Monni che interpreterà alcuni brani da ''La carta più alta''. Sempre in omaggio al grande cantastorie toscano, ci sarà la proiezione di un video realizzato da Ettore Del Bene e l'esibizione musicale dei Tolomei's Brothers. Alla cerimonia intervengono i consiglieri regionali Pier Paolo Tognocchi ed Enzo Brogi e l'assessore regionale alla cultura Sara Nocentini.

fonte: AdnKronos

giovedì 6 marzo 2014

Alla città di Bra il premio Gutenberg 2013


La città di Bra (TO) ha vinto il premio nazionale Gutenberg 2013. Ad assegnarlo alla cittadina piemontese è stata dell'Associazione Italiana del Libro, riconoscendo a Bra le migliori iniziative di promozione del libro e della lettura organizzate tra i Comuni italiani.

Ad essere premiato, insieme ad altri cinquanta progetti su scala nazionale, è l'evento "Salone del Libro per Ragazzi", che da più di quindici anni propone il meglio dell'editoria per ragazzi.

fonte: Ansa

lunedì 24 febbraio 2014

Arriverà...


Arriverà,

sì arriverà

la nostalgia,

il ricordo

spazzato

dal tempo,

assieme

a quelle rose,

che hai scelto

di lasciar appassire

quando

ancora in boccio...

sabato 8 febbraio 2014

Malinconico haiku...

 
 
Acquazzone:
 
guarda fuori sola
 
una donna...
 
 
(haiku di Takarai Kikaku)
 
 
 

giovedì 6 febbraio 2014

L'arte di stare sdraiati. A letto e non solo...

Tutto quello che si può fare sdraiati, a letto e non solo, è scritto nel libro di Bernd Brunner, "L'arte di stare sdraiati. Manuale di vita orizzontale", edito da Raffaello Cortina.

Forse una provocazione per i maniaci del lavoro ma, tra aneddoti, approfondimenti su usi e costumi di altri popoli, specifiche su letti, divani e posture, l'autore spiega perché non bisogna sentirsi in colpa se parte della nostra vita è vissuta in orizzontale. Stare sdraiati è insomma "un'arte multiforme".

fonte: Ansa

venerdì 31 gennaio 2014

"Footlights", l'inedito di Charlie Chaplin

Nell'anno delle celebrazioni per il centenario della nascita del personaggio di Charlot, arriva in libreria un romanzo breve inedito scritto da Charlie Chaplin nel 1948 "Footlights", da cui lui ha poi tratto uno dei suoi capolavori, "Luci della ribalta" (1952).

A curare la pubblicazione, in lingua inglese, con l'approvazione della famiglia dell'attore e regista, è la Cineteca di Bologna, a cui è stato affidato l'intero archivio Chaplin e che ha ritrovato il dattiloscritto.
fonte: Ansa

giovedì 30 gennaio 2014

Haiku d'inverno

 
C'ero soltanto.

C'ero. Intorno

cadeva la neve...


(haiku di Kobayashi Issa)

 
foto di Vassilis Tangoulis

Libri e mobili antichi in esposizione a Gorizia

Venerdì 31 gennaio si inaugura l'esposizione di "Libri e mobili antichi dalla patria del Friuli alla Repubblica di Venezia tra il XV eil  XVIII secolo" che si terrà presso gli spazi di Libreria Editrice Goriziana Antiqua - in Corso Verdi 73 a Gorizia. L'evento ospiterà arredi di grande pregio, quali, solo per citarne alcuni, cassettoni, cassepanche e credenze, realizzati con la sapiente maestria degli artigiani veneti e friulani nell'arte dell'intaglio del legno.

Un cenno a parte spetta a un orologio eseguito nel tardo Settecento dal goriziano Gaetano Endres. Alla mostra dei mobili si affiancherà un'esposizione di libri antichi. Si tratta di volumi, compresi in un arco cronologico tra il XV e il XIX secolo. Le opere ricoprono diverse aree tematiche e annoverano titoli celebri. Nell'ambito degli atlanti sarà, per esempio, possibile trovare la Geografia di Tolomeo a cura di Giovanni Antonio Magini, nell'edizione Galignani di Venezia del 1597, oppure il famoso Le Theatre du Monde di Johan e Willem Blaeu (Amsterdam 1645). Non mancano, inoltre, le preziose raccolte di vedutistica veneziana, come l'Urbis Venetiarum prospectus celebriores ex Antonio Canal... di Antonio Visentini (Venezia 1742), i testi scientifici, quali i Discorsi di Pietro Andrea Mattioli, nella prima edizione di Venezia a grandi figure (1568) ed alcuni dei più importanti volumi sulla storia della Patria del Friuli, come le Notizie di Gemona antica città del Friuli di Gian Giuseppe Liruti.

L'esposizione sarà visitabile per tutto il mese di febbraio, con i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle 9 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30. Per ulteriori informazioni si veda: http://www.leg.it/index.php/eventi-leg

sabato 25 gennaio 2014

"Curricula ridicula", per due risate in barba alla crisi

I curricula dei candidati, lo sanno bene tutti quelli che per lavoro ne ricevono a decine o centinaia al mese, sono spesso pasticciati, esagerati, pieni di ingenuità e di strafalcioni esilaranti. Raccolti in un libro, che negli ultimi anni ha raggiunto il successo, dal titolo "La mia azienda sta stirando le cuoia - mille curricula ridicula dell'Italia che cerca lavoro". L'editore è Sperling & Kupfer mentre l'autore si nasconde dietro lo pseudonimo di Consul Enza, sicuramente è un professionista della selezione del personale: uno di quelli che, nel gergo aziendale, vengono chiamati "cacciatori di teste". Per anni ha diligentemente raccolto, tra le migliaia di risposte alle inserzioni di ricerca del personale, i curriculum più spiritosi e divertenti. Tutti rigorosamente autentici. Obiettivo: farne un best-seller della risata, sempre valido.

Ne riporto alcuni estratti, liberamente interpretati.

L'ESORDIO
L'alfabeto? - Sono un laureato in economia e commercio, vi scrivo perché voglio diventare un manager con la A maiuscola.
Col binocolo - Ho visualizzato la Vs. inserzione leggendola sul giornale.
Poliziesco - Allego alla presente il mio identikid.
Infiltrati - Vi chiedo di essere infiltrato nella vostra Banca dati.
Aiuto! - Prendo sputo dalla vostra inserzione.
Station wagon - In risposta al Vostro annuncio premetto che dispongo di un ampio bagagliaio d'esperienza.
Lacrime amare - Mi sono impelagato in un lavoro che fa piangere.
Saldi - Sono in offerta speciale perché tra due giorni mi dimetto.
Non vale un gran che - Allego un breve straccio del mio curriculum.
Curricula forati - Se nel mio curriculum trovate due buchi è perché ho avuto due figlie .
Just in retard - Spero di essere ancora "just in time" per inviarvi un curriculum, anche se sono passati 32 giorni dall'inserzione.
L'africano - Mi è giunto il tam-tam della vostra ricerca.
Avrà sonno - Vi farò una breve ricapitolazione del mio bedground .
Barbiere di Siviglia - Volete un venditore coi baffi, pelo e contropelo?
Fiaba - C'era una volta un laureato in filosofia al primo impiego che cercava lavoro.
Demenziale - Vi ringrazio del Vs. invito, ma siccome ci ho ripensato, non accetto inviti da sconosciuti .
Superalcolica - La vostra offerta mi inebria .
Magellano - Vi allego una breve ma mi auguro chiara circumnavigazione delle mie esperienze professionali .
Modesto - La mia può sembrare un'Odissea, ma Ulisse in confronto non è nessuno, ho viaggiato per tutta la vita.
Tascabile - Il mio curriculum è breve e potrebbe stare nel palmo di una mano:sono monoaziendale.
Salomè - Non ho segreti, vi scrivo senza veli .
San Giovanni - Ecco la mia testa su un piatto d'argento .
La piovra - La vostra inserzione è tentacolare .
Coerente - Sono perito agrario ancora in erba.

COME SI PRESENTANO
Capelluto puntuale - Non sono calvo e ho il fisic du rolex .
Pinocchio - Sono un tipo piuttosto longiligneo.
I nostri eroi - Mio padre è stato ufficiale della Guardia di Finanza, che salva più vite umane degli stessi medici e a rischio della propria.
Gerarchie - Stato di famiglia: padre, madre, fratello inferiore.
Per le mamme siamo sempre bambini - Ho due bambini piccoli di 12 e 18 anni.
Parentado colto - Circa trenta dei miei parenti sono laureati, come il fratello di mia madre. Circa venti dei miei parenti sono diplomati alle scuole medie superiori.
Vocazione familiare - Sono sposato ragioniere, mia moglie è ragioniera, i miei figli ragionieri .
Parenti d'acciaio - Il marito di una cugina di mio padre da parte di mio nonno paterno era ingegnere.
Tira e molla - Mi sono separato, poi divorziato, poi risposato poi ancora separato, adesso non ci casco più .
Culturista - Alto: 1.83; pesante: 60 kg. Miei punti di forza: bicipite 40 cm intrazione, torace 140 cm, capacità inspiratoria 10 litri.
Bidonato - Ho sposato un'ereditiera che però non ha mai ereditato .
Sa anche contare! - Se prima eravamo in due, adesso col bambino siamo in tre .
Scoppia di salute - Di salute sto più che bene, e posso migliorare dopo quattro piccoli interventi chirurgici .
Buongustaio - Qui ora c'è la parte più appetitosa del mio curriculum.
Figlio di calcolatrice - Ritengo di essere di natura contabile.
L'arcobaleno - Come potete vedere il mio è un curriculum variopinto...

Insomma, un'esilarante antologia dell'errore umano nel quale si scopre come gli sbagli tradiscano una estrema fantasia, varietà e sovversività. Un libro che si pone come un vero e proprio manuale di sopravvivenza nella giungla rappresentata dal mondo del lavoro.

Per farsi due risate. Sincere.

venerdì 17 gennaio 2014

"Il fidanzamento del signor Hire"

Villejuif è l'estrema periferia di Parigi: oltre, non c'è che la campagna bianca di brina. È qui che la polizia ha rinvenuto il cadavere di una prostituta. Solo un mostro può avere commesso un simile delitto. E chi altri può essere, il Mostro, se non il signor Hire, che tutti scansano con un brivido? Il signor Hire è piccolo, grasso, come se non fosse fatto né di carne né di ossa. Sul suo viso cereo spiccano baffetti che sembrano disegnati con la china. Tutti i suoi gesti hanno la rigida precisione di un cerimoniale. E' davvero lui il colpevole? Solo nell'epilogo ogni interrogativo troverà risposta, un epilogo nel quale tutto converge come per un disegno fatale, un epilogo preparato, momento per momento, eppure indicibilmente atroce.

In "Il fidanzamento del signor Hire", la ragnatela del destino si stringe intorno all'innocente protagonista, sospettato a torto di un sanguinoso delitto, e nessuna presenza amica, carica di umanità e di ruvida comprensione, viene ad alleviare la sua solitudine. Un sovrappiù di crudeltà simenoniana introduce nel destino di Hire un momento, particolarmente straziante, di illusione amorosa; ma il "fidanzamento" dell'ometto con la florida lattaia, che sembra offrirsi a lui con insperata accondiscendenza, non è che l'ultima trappola di una vita grottesca votata allo scacco, all'insegna della disperazione.
Una trama ben orchestrata è quella di Georges Simenon che converge verso un finale imprevedibile eppure quasi inevitabile. Il signor Hire è un personaggio che non si fa dimenticare, è forse l'incarnazione del capro espiatorio perfetto. Non si può che fare il tifo per lui, anche se in parte lo si guarda con un misto di repulsione e disapprovazione.
Simenon, unico e originale, riesce a trasportare in questo romanzo una vita di solitudine, una passione vissuta attraverso lo sguardo da una finestra.
Lento, malinconico, triste, un libro bello ma sconsigliato a chi è giù d'animo...

"Impresa impossibile", otto storie anticrisi all'italiana


«Sono tante le facce di italiani perbene che mi tornano in mente. Facce stravolte, voci strozzate, gesti duri.
I tartassati dalla crisi, quelli presi a calci dalle istituzioni e dalle banche.
I piccoli e medi imprenditori onesti sono i nuovi eroi italiani. Mai avrei pensato di arrivare a scriverlo. E dedicare loro il mio primo libro. Raccontando otto imprese eccezionali nel cuore della recessione.
Al di là della retorica del padroncino spolpato da Equitalia, nel crac italiano di questi mesi c'è anche molta improvvisazione, tanta cialtroneria. L'incapacità di reggere la competizione. La crisi sta facendo selezione, liberandoci di chi è inadeguato a stare sul mercato, dei mille furbetti che sono rimasti immeritatamente a galla nella grande palude. La crisi inghiotte le nostre imprese a ritmi impressionanti, e nel caos muoiono i sani e i malati. Ma se vogliamo raccontare cosa c'è domani, non possiamo fermarci ai defunti. Non lo scrivo per buonismo o spirito di patria: per come siamo messi oggi, il pessimismo è un sentimento onesto. E non è con l'ottimismo elettorale che ci caveremo fuori dai guai.
Però limitarsi a raccontare chi è caduto e chi cadrà non basta più. Io ho due figlie e sto tentando di capire se l'Italia è ancora un Paese per loro. Perciò ho preso la macchina e percorso il nostro Paese da Nord a Sud.
Imbattendomi nell'Italia che ci crede, nonostante il vento cattivo che soffia contro.
Le persone che conoscerete in queste pagine sono generose, creative, orgogliose ed egocentriche. Ho cercato prodotti speciali, visioni curiose, intenti maniacali.
Ho trovato imprenditori geniali. Incazzati, disillusi e un po' folli, però mai stanchi di provarci. C'è un filo che lega tutte le storie: il talento incredibile delle donne e degli uomini che hanno portato al successo le loro imprese. Per opporsi al declino, hanno sviluppato la fantasia e il senso di comunità. Riuscendo a moltiplicare i fatturati in situazioni disperate. E dimostrando che in Italia la crisi si può ancora vincere.
Che il made in Italy è la memoria di ciò che eravamo e rischiamo di non essere più. Che solo coinvolgendo i giovani nelle aziende si possono tenere accesi sogni e desideri. Perché non può esserci impresa impossibile senza umanità.»


Sono otto le storie di imprenditori raccolte in "Impresa Impossibile" (Mondadori Strade Blu) di Corrado Formigli - giornalista e conduttore di Piazzapulita - per un viaggio nell'economia italiana, dall'Emilia alla Puglia che, nel cuore della recessione, sono riusciti a fare lievitare i loro profitti a mantenere l'occupazione nelle rispettive aziende. E che tra le pagine raccontano la loro esperienza.

venerdì 10 gennaio 2014

A sud del confine, a ovest del sole

Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai li dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo. Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppia esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà .

Tutto ha un inizio, un centro e una fine, l’esistenza di ciascuno di noi è destinata a seguire inesorabilmente questa parabola. Ce lo ripetono da sempre gli storici, i filosofi e, a partire da una certa data, anche i romanzieri. A ben guardare anche Haruki Murakami in "A sud del confine, a ovest del sole" si serve dello spazio del romanzo per tratteggiare l’arco temporale di un’esistenza - quella di Hajime - scandita metaforicamente da questi tre momenti. Eppure lo scrittore giapponese ancora una volta va oltre, e sembra dirci che, indipendentemente dalla possibilità che l’inizio e la fine possano ricongiungersi, ciò che davvero conta è il centro, lo spazio di tensione/estensione massima che la vita raggiunge e l'accumulo di esperienze che permette a ciascuno di riconfigurare la propria esistenza e attribuirle un significato diverso, nuovo, maturo.

Ripubblicato con una traduzione completamente rivista, "A sud del confine, a ovest del sole" è uno dei romanzi più amati di Murakami, un'opera intensa, delicata, malinconica e romantica, realista al punto da risultare talvolta tagliente, ma proprio per questo di una raffinata bellezza che non può essere ignorata. Perché l'esplorazione dei movimenti dell'anima - in cui lo scrittore giapponese riesce sempre perfettamente - descrive ancora una volta l'universale, umanissimo conflitto tra necessità e desiderio, destino e libertà.

mercoledì 8 gennaio 2014

Racconta le tue storie con #TwitterFiction

Sei un appassionato di letteratura e ti piace scrivere per far conoscere le tue storie? Twitter è lo strumento che fa per te: iscriviti entro il 5 febbraio al sito #TwitterFiction festival e sottoponi il tuo testo narrativo, sotto forma di in una serie di tweet, anche in italiano avendo cura di inserire l'hashtag #TwitterFiction. Una speciale giuria valuterà se potrai entrare a far parte del programma ufficiale del TwitterFiction festival, che si terrà dal 12 al 16 marzo prossimo.

Oggi, infatti, la Association of American Publishers (@AmericanPublish) insieme a Penguin Random House (@PenguinRH_News), in collaborazione con Twitter, ha annunciato la seconda edizione del #TwitterFiction festival, che si svolgerà dal 12 al 16 marzo. Straordinario evento di digital storytelling, il festival avrà una doppia valenza: da un lato darà la possibilità ad autori di ogni genere di dar vita alla propria storia attraverso Twitter, dall’altro, permetterà ai lettori di vivere la narrativa in una maniera del tutto nuova.
 
Il #TwitterFiction festival offrirà a chiunque l’opportunità di diventare un ‘featured storyteller’ attraverso la creazione di ‘raffiche’ di fiction da 140 caratteri a fianco di autori sia affermati che emergenti. Si potranno creare video su Vine, aprire più account utili al proprio testo narrativo, servirsi del crowd-sourcing o di qualsiasi altro strumento su Twitter utile a sviluppare la propria storia.
 
I partecipanti da tutto il mondo avranno tempo fino al 5 febbraio per iscriversi sul sito del festival (http://www.twitterfictionfestival.com/submit/) e potranno scrivere in qualsiasi lingua. Saranno successivamente valutati da una giuria di esperti provenienti dalle aziende appartenenti a @AmericanPublish che valuterà in base al talento narrativo o agli utilizzi più originai di Twitter chi potrà diventare ‘featured storyteller’ ed entrare a far parte del programma ufficiale.

Per maggiori informazioni, http://twitterfictionfestival.com e in italiano sul blog https://blog.twitter.com/it/italia

sabato 4 gennaio 2014

"Follia"

Un viaggio nella psiche complicata e contorta di due persone intrappolate in un amore forte e feroce. Il tutto guidato dal burattinaio-psichiatra che per curiosità professionale o ossessione personale guida in qualche modo tutta la loro storia, triste e disperata, ma con momenti unici che rendono il loro amore infinito.

"Follia" di Patrick McGrath è una grande storia di amore e di passione, malata, tra due persone condannate dalla vita, e nel contempo di morte, e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, donna bella e silenziosa, che porta dentro di sé un vuoto profondo, alimentato da anni di insoddisfazione e sogni romantici, ed Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio dalla personalità forte e conturbante. Quando la donna incontrerà colui che diventerà poi il suo amante, il suo precario equilibrio si sfalderà piano piano e la porterà a sacrificare tutto ciò che desidera. Prevedibile la trama, che tuttavia tiene lì, attaccati alle pagine, perché - piaccia o meno - va a toccare le corde più profonde, affascinanti e terribili; un po' meno prevedibile è invece il finale, in cui il lettore si trova a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che lo racconta.

Un romanzo impegnativo, per certi versi difficile, che ricorda molto una più moderna, disinibita e sessualmente "affamata" Madame Bovary, dai risvolti ancor più crudeli, al quale non sarei mai arrivata se non per "l'imposizione" data dal gruppo di lettura della biblioteca che frequento ed al "compito" mensile cui sono sottoposti gli iscritti. Io tra questi.

"Follia" è insomma un racconto che turba, che può non piacere oppure l'esatto opposto, piacere moltissimo, uno di quei libri che - volenti o nolenti - una volta iniziati non si può non finire e che, arrivati alla fine, rimangono dentro.


 

mercoledì 1 gennaio 2014

Sorprendimi!


- Regole 2014:

raccogliere i cocci
riassemblare
inventare nuove forme

- Svolgimento:

alla cazzo,
come sempre

- Epilogo:

perfettamente imperfetto

Vediamo di cosa sei capace,

Anno Nuovo: sorprendimi!!!




venerdì 20 dicembre 2013

Non posso...

Non posso amarti
come vorrei.
Troppo forte
il desiderio
di abbracciare
la tua anima.
E di tenerla tra le mani,
come si fa
quando nel buio
anche un cerino

basta per guardare.

Non posso baciarti
perché ho l’alito
bruciato
da troppe sigarette
fumate
mentre ti aspettavo.

E tu non arrivavi.
Non c'eri.

Non posso
far l’amore con te,
perché vorrei

quel calore speciale
quella complicità
i tuoi occhi su di me
anche

dopo la morte.

Che è già qui,
dentro la mia anima.

by C.G.

martedì 17 dicembre 2013

Senza rancore...


Lacrime dalle palpebre,
dolori dei dolenti,
dolori che non contano
e lacrime incolori.

Non chiede nulla, lui, non è insensibile,
triste nella prigione e triste quand’è libero.
È un tempo tetro,
è una notte nera
da non mandare in giro neanche un cieco.

I forti siedono, il potere è in pugno ai deboli,
e in piedi è il re, vicino alla regina assisa.

Sorrisi e sospiri,
insulti imputridiscono nella bocca dei muti
e negli occhi dei vili.
Non toccare nulla!

Qui brucia, là arde;
codeste mani son per le tasche e le fronti.

Un’ombra…
Tutta la sciagura del mondo
e il mio amore addosso
come una bestia nuda.

(Paul Eluard)

sabato 14 dicembre 2013

Lettera di Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio - 1830

“Il mio figlioletto inizia oggi la scuola:
per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’
e desidero che sia trattato con delicatezza.
È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti,
un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore.
Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio.

Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano
e di insegnargli le cose che dovrà conoscere.
Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può.
Gli insegni che, per ogni nemico c’è un amico.
Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti,
che non tutti gli uomini sono sinceri.

Gli faccia però anche comprendere che, per ogni farabutto c’è un eroe,
 che per ogni politico disonesto, c’è un capo pieno di dedizione.
Gli insegni, se può, che 10 centesimi guadagnati valgono molto di più di un dollaro trovato;
a scuola, o maestro, è di gran lunga più onorevole essere bocciato che barare.

Gli faccia imparare a perdere con eleganza
e, quando vince, a godersi la vittoria.
Gli insegni a esser garbato con le persone garbate
e duro con le persone dure.
Gli faccia apprendere anzitutto che i prepotenti sono i più facili da vincere.

Lo conduca lontano, se può, dall’invidia,
e gli insegni il segreto della pacifica risata.
Gli insegni, se possibile, a ridere quando è triste,
a comprendere che non c’è vergogna nel pianto,
e che può esserci grandezza nell’insuccesso e disperazione nel successo.

Gli insegni a farsi beffe dei cinici.
Gli insegni, se possibile, quanto i libri siano meravigliosi,
ma gli conceda anche il tempo di riflettere sull’eterno mistero degli uccelli nel cielo,
delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni ad aver fede nelle sue idee, anche se tutti gli dicono che sbaglia.

Cerchi di infondere in mio figlio la forza di non seguire la folla quando tutti gli altri lo fanno.
Lo guidi ad ascoltare tutti, ma anche a filtrare quello che ode con lo schermo della verità
e a prendere solo il buono che ne fuoriesce.
Gli insegni a vendere talenti e cervello al miglior offerente,
ma a non mettersi mai il cartellino del prezzo sul cuore e sull’anima.

Gli faccia avere il coraggio di essere impaziente
e la pazienza di essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere suprema fede nel genere umano e in Dio.
Si tratta di un compito impegnativo, maestro, ma veda che cosa può fare.
È un bimbetto così grazioso, ed è mio figlio.”